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      Si ruppe la guerra, si fece una prima pace. Ma Giugurta, chiamato a Roma per giustificarsi, perpetrò una nuova barbarie contra un altro principe parente suo. Si riaprí la guerra, condotta male primamente da parecchi, poi felicemente da Quinto Metello, e finita poscia da Mario suo subalterno che lo soppiantò. La Numidia fu divisa tra parecchi principi di quella nazione e Bocca re de' mauritani, giá alleato poi traditor di Giugurta, che egli avea dato in mano a Mario. I romani non avean fretta mai di aggiungersi province; furono meno avidi di conquiste che non si scrive, non le fecero guari se non isforzati o poco meno; come i piú de' conquistatori, quando una volta hanno incominciato, come ora gli inglesi all'Indie.
      14. Guerra cimbrica [113-101]. - Intanto era sorta una guerra anche maggiore, ed anche piú inevitabile. Que' gomer, kimri, cimbri o cimmeri, che vedemmo invaditori dell'Eusino alla Gallia e alla Britannia ed a noi fin da tre secoli addietro, convien dire che avesser lasciato allora gran parte di sé nelle sedi primiere; ed è naturale: i kimri o gomer furono una grande schiatta primitiva. Ad ogni modo, questa seconda parte di essi invase ora l'Europa, risalendo il Danubio; sconfisse un primo esercito romano in Stiria [113], proseguí ad occidente, s'aggiunse genti teutoniche, passò in Gallia, vi s'aggiunse probabilmente all'antiche consanguinee, vi sconfisse quattro eserciti romani [109-105], arrivò a' Pirenei ed alla provincia romana. Allora, vi fu mandato il vincitor di Giugurta, Mario; il quale vinse i teutoni in una gran battaglia sul Rodano all'Acque Sestie, e i cimbri poi in una non minore, che si disputa se sull'Adige o sulla Toccia.


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Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni: sommario
di Cesare Balbo
pagine 750

   





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