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      Napoleone fuggí l'irremediabile calamitá, e fu a Parigi [18 dicembre]. Gioacchino Murat re di Napoli indugiò qualche tempo a raccozzar i rimasugli; ma un decimo forse dei cinquecento e piú mila uomini che avean passato il Niemen. Perironvi, proporzionatamente piú che degli altri, i meridionali, i fratelli nostri; tu vi perivi quasi fanciullo ancora, ed osservato pur per valore da quei vecchi guerrieri, o Ferdinando mio, cresciuto all'arti, alle lettere, ad ogni bellezza, ad ogni amore, a quel d'Italia, per cui non moristi; per cui, del tuo nome, di tua virtú, di tua gioventú, di tua bellezza moriva un altro poi, anche piú mio. - Ed anch'egli, Gioacchino, lasciò poco appresso quella trista e quasi inutile ritirata; e rimase il comando al viceré d'Italia, il quale ordinolla come poté, e condussela per tutto l'inverno tra il 1813 e il 1814 fino all'Elba. Prussia intanto s'era sollevata, venuto il tempo, contro all'oppressore di lei, statole piú grave che a nessun altro. Austria, sempre piú indugiante, s'era solamente ritratta dall'odiato alleato, ed armava e minacciava: e cosí Germania tutta, a fianco, a spalle dell'esercito francese. Questo fu il bel tempo di Germania, quand'ella seppe valersi dell'occasione per rivendicarsi in indipendenza; quando seppero unirsi a ciò principi e popoli; quando i principi seppero promettere concessioni, e i popoli fidarsi a quelle promesse, che non è vero sieno state, ed anche meno sien per essere, inadempiute tutte. Gli spagnuoli pure avean ciò saputo, e v'aveano avuto tanto piú merito, che era assente e medio


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Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni: sommario
di Cesare Balbo
pagine 750

   





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