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      Delle città che erano state per l'Imperadore, molte, perchè non fossero in peggior condizione, ebber le regalie da lui; altre se le acquistarono con altre leghe, poco appresso. E tra tutta questa conquista d'indipendenza, un'altra erasi fatta: i dialetti popolari delle città eran diventati lingua nazionale. Dicevasi lingua volgare, ed era la lingua italiana.*
      Della nascente ed operante indipendenza fu natural compagna la virtù; sia che da quella questa, o che da questa quella venisse; o meglio, che l'una e l'altra s'aiutassero e crescessero a vicenda. Certo, le tre immortali difese di Milano, la ricostruzione di lei pe' vicini allora non invidiosi, la concorde fondazione e poi la difesa di Alessandria, gli altri assedii non meno fortemente sostenuti, la lega di Pontida, e quella vera battaglia da eroi combattuta e vinta a Lignano, sono fatti che dovettero a un tempo e procedere da virtù, e generarla. Questa è senza contrasto l'età più bella della storia d'Italia; quantunque, per la decadenza della lingua antica e l'infanzia della nuova, ella rimanga men celebrata delle altre posteriori e minori. Sia poi per quel difetto di storici, o perchè quando è universale la virtù non si fa pompa di virtuosi, o perchè in una nazione concorde non risplende niuno qual duce, certo niun gran nome di condottiero o gran cittadino ci rimane di quei tempi, oltre a quello di Papa Alessandro III; ma restano invece immortali i nomi di quelle città.
      Del resto, la maggior parte degli storici moderni chiaman repubbliche quelli che noi abbiam qui chiamati Comuni.


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Vita di Dante
di Cesare Balbo
pagine 525

   





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