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      L'una e l'altra erano divozioni frequenti in quell'età.789 La sepoltura è sola certa.
      Così morì Dante, uomo infelice fin dalla gioventù per il perduto amore, infelice ne' servigi voluti rendere alla patria, sconosciuto da' concittadini, dannato al fuoco, vituperalo di baratteria, perduti gli scritti, perseguitato per essi, interrotto negli studii, fuoruscito, errante, povero, forse mendico, solo, scherno di buffoni, trastullo di principi; Dante non mai avvilitosi per nulla, non mai scartatosi dalla fede, non mai cessante fino all'ultimo di amare, di operare, di scrivere per sua donna, per sua patria, per suo Dio. Questo è grande esempio! Mutano i tempi, mutano le difficoltà; ma quando fosser cresciute, che non è vero, non muta la tempra degli animi umani, nè la grazia del cielo a sorreggergli. Erra chiunque opera; ma erra pure chi per timidità si trattiene: e questa gran differenza ci è tra gli uni e gli altri, che gli errori fatti per eccesso dagli operosi sono poi corretti da' posteri, e resta il buono e bello dell'opera loro ne' tesori della patria e della umanità; mentre degli oziosi, meno uomini che bruti, non resta nulla quaggiù. E certo, anche in cielo Colui che fin da principio impose il lavoro, e spiegò poi, che ogni uomo faccia fruttare il talento concedutogli, avrà special pietà, qualunque sia il frutto, di chi abbia faticato per obbedire a' suoi divini precetti. A' grandi ingegni, la gloria nel tempo; ma ad ogni uomo di buona volontà la sempiterna. E questa grande, questa somma e già patria virtù dell'operosità, che tanto valse all'Italia, ognuno di noi la può almeno imitare da Dante.


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Vita di Dante
di Cesare Balbo
pagine 525

   





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