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      - Sí, non è vero? - diceva piangendo dalla gioia. - Non abbiate timore, arricchirete, e questo denaro vi porterà fortuna. Potrete allora restituirmelo... e saremo soci; insomma accetterò le condizioni che vi parranno convenienti, ma ad un patto, che non facciate troppo conto del mio tenue dono. -
      Carlo poté finalmente esprimere i suoi sentimenti.
      - Sí, Eugenia, dimostrerei animo assai meschino se non accettassi; ma, niente per niente, confidenza per confidenza...
      - Che volete? - chiese ella spaventata.
      - Sentite: là - ed accennò sul cassettone una scatola quadrata in una busta di cuoio, - là io serbo cosa a me cara quanto la vita, perché è un ricordo di mia madre. Pensavo stamattina che, se ella potesse uscire dalla tomba, correrebbe di persona a vendere l'oro di cui per me ha prodigalmente ornato quel gingillo; ma, se lo facessi io mi parrebbe di commettere un sacrilegio. -
      A quelle parole la fanciulla rispose con una stretta di mano quasi convulsa, e tutti e due si fissarono per alcuni minuti con gli occhi umidi; egli continuò:
      - Non voglio distruggerlo, né rischiarlo in viaggio, e l'affido a voi, Eugenia, come il deposito piú sacro che mai amico abbia confidato ad amico.
      Trasse la scatola dalla busta, l'aperse e alla cugina stupita mostrò oggetti di toletta d'oro, che l'artistico cesello rendeva di pregio elevatissimo.
      - Ma quel che ammirate - soggiunse nel far scattare la molla di un doppio fondo - è nulla di fronte a ciò che per me vale tutta la terra. -
      E trasse fuori due ritratti, due capolavori della signora de Mirbel, con ricca cornice di perle.


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Eugenia Grandet
di Onorato di Balzac
pagine 215

   





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