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      Al suo ingresso la moglie gli dette il buon anno con dignitosa gravità, e la figliuola lo abbracciò carezzandolo.
      - Ah, ah, fanciulla mia - diss'egli baciandola sulle guance - io lavoro per te, vedi?... lavoro per la tua felicità. Ci vuol denaro per esser felici, altrimenti nulla. Prendi, ecco un napoleone nuovo di zecca che ho fatto venir da Parigi... Corpo d'un piccolo bonuomo! qui non si trova piú un granello d'oro, e sei tu sola ad averne. Mostramelo un po', figlietta.
      - Per ora mangiamo; fa freddo - rispose tremando Eugenia.
      - Sí, sí, va bene, lo vedremo dopo, e ci aiuterà a digerire... quello scemo di des Grassins ci fornisce intanto il pasticcio, e voi mangiate, mangiate pure; non costa niente. Sono contento di des Grassins. Quel salame fa buon servizio a Carlo e gratis per giunta. Regola bene gli affari del povero Guglielmo... Ooh! ooh! - soggiunse a bocca piena dopo un breve silenzio, - è buono il pasticcio, è buono! Mangia, moglie mia; v'è da nutrirsene almeno per due giorni.
      - Non ho appetito, lo sai; mi sento cosí malaticcia...
      - Ah sí? Va là, che puoi rimpinzarti senza paura che scoppi il baule! Sei una La Bertellière tu, una donna robusta, sebbene abbia l'apparenza d'uno stelo giallastro; ma a me il giallo piace. -
      È forse minore la sofferenza per il condannato a una morte ignominiosa di quello che fosse l'ansia della signora Grandet e della figlia nel frattempo. Piú parlava allegro il vecchio mangiando e piú ad esse si stringeva il cuore; ma la ragazza almeno traeva un gran coraggio dalla forza dell'affetto.


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Eugenia Grandet
di Onorato di Balzac
pagine 215

   





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