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      - Va a casa, tu: e di corsa!, dice la stessa voce, mentre un minaccevol dito si appunta verso la pulzella.
      Quindi, è la volta dell'egro martire. Ed egli deve innalzar laudi al cielo se un impegno di giuoco gli consentì di placare il fratello per l'ammaestramento non mai dalla sorella impartito.
     
      VII
     
      Non una fanticella d'albergo occorreva a Macario, né una gentildonna accasata né tampoco una vedova con bottega o una pulzelletta con famiglia; bensì una pedagoga, che non avesse grilli per la testa e andasse di gran trotto, a costo di fiaccare la nuca, se non a sé stessa, al discepolo. E chi potrebbe andare di gran trotto meglio di un'amazzone adusa ai giuochi violenti dei circhi? Era sovra una piazza, il circo: e possedeva un'amazzone. Per rendere propizia costei, bastavano un fascio di rose e un cartoccio di dolci e una cena. E per rendere propizi i cieli, bastava, dopo la cena, ardimento.
      - Ti accompagnerò all'albergo.
      - Fa venire, dunque, una carrozza.
      - Non alloggi, forse, a pochi passi di qui?
      - Che importa! Vorresti costringermi a infangar gli scarpini?
      - A nulla ti costringo. Dicevo...
      - Comprendo! Parco vuoi spendere: e ignori che infiniti uomini, ricchi e generosi, donerebbero anche la vita per trovarsi al tuo posto. Ma un giovine provincialetto...
      - Oh, bada...
      - Sì, uno zoticuccio... che avrebbe tanto e tanto bisogno di dirozzarsi...
      E, con questo tono, la musica a così eccelse vette giunse, da far perdere di vista ogni ammaestramento terreno.
      La mezzanotte del domani, tuttavia, trovò Macario di nuovo seduto a mensa in compagnia dell'amazzone.


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Il beato Macario
Romanzo mattacchione
di Pierangelo Baratono
pagine 59

   





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