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      Il sarto si sporgeva dal davanzale smascellandosi dalle risa. Ma non ebbe proprio più nessuna voglia di ridere quando li vide sorpassare la ragazza senza fermarsi e svoltar zitti zitti l'angolo della via. Perse il buonumore, ma in compenso pagò la cena, e anche i fiaschi.
      - Ora occorron tre anelli, che ci diano l'aspetto di gran signori, - dichiarò il terzo mariuolo.
      Detto fatto, egli si presentò da solo in un'oreficeria.
      Aveva le gambe ciondoloni ed inerti, e si reggeva su due superbe stampelle.
      - Desidero un anello, - disse, - con un rubino grosso come un pomodoro.
      Mentre stava ammirando l'anello, già infilato nel dito, capitò il primo mariuolo.
      - Desidero un anello, - disse, - con uno smeraldo grosso come un cocomero.
      Mentre stava ammirando l'anello, già infilato nel dito, capitò il secondo mariuolo.
      - Desidero un anello, - disse, - con un diamante grosso come la luna.
      Mentre stava ammirando l'anello, già infilato nel dito, il primo mariuolo gli tuffò una mano in tasca, gli prese il portafogli e se la diede a gambe.
      - Ah birbante! - urlò il secondo mariuolo. - Aspetta che ti raggiunga, e vedrai se non ti concio per le feste!
      E si pose a corrergli dietro.
      L'orefice, disperato, non sapeva a che corda impiccarsi.
      - Chiudete bottega, - gli suggerì il terzo mariuolo, - e mettetevi alle loro calcagna. Io starò sulla porta, ad attendervi per ogni evenienza. Tanto, vedete bene che non posso scappare!
      E mostrò, con un mesto sorriso, le proprie gambe ciondoloni.
      L'orefice seguì il consiglio; ma aveva voglia di correre: i due mariuoli erano scomparsi da un pezzo.


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Commenti al libro delle fate
di Pierangelo Baratono
Fratelli Treves Milano
1920 pagine 119