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      Qualche capriccio provò anche per studenti o artisti poveri; ma presto se ne disgustava. Era troppo abituata alle percosse e ai mali trattamenti per poter sopportare un regime più mite e più umano. Malgrado la sua vita bestiale essa conservava ancora un po' di quel brio e di quella grazia, che l'avevano fatta desiderare altra volta.
      I nottambuli si fermavano con piacere a discorrere con la signorina Scarpette e le offrivano volentieri qualche bibita o sigarette.
      Più volte essa dovette ricoverarsi all'ospedale, dal quale usciva sempre più disfatta ed indebolita.
      Un medico, suo cliente, le aveva detto un giorno:
      — Bada, figliuola, di non finire in etisia.
      Però era dotata di una costituzione piuttosto resistente al male. La cura delle malattie, prese nel suo mestiere, riusciva facile e ricca di buoni risultati. Soltanto il petto soffriva molto e minacciava la tisi.
      Essa ne rideva, scuotendo il capo con una mossetta birichina, che conservava ancora.
      Si era fatti molti amici di marciapiede, tanto fra i vagabondi quanto fra i giornalisti e i signori.
      Solo quando cominciò a trincierarsi nel quartiere misterioso, da noi descritto ed ove abitava da quattro anni, l'isolamento si produsse intorno a lei.
      Ormai, essa non conosceva più che straccioni e marinai; quelli la picchiavano e questi la ubbriacavano. Però, si mostravano più buoni verso di lei, di quanto s'eran dimostrati gli abitanti dei quartieri più ricchi. La sovvenivano di denaro e le accordavano una protezione benevola, dovuta alla sua piacevolezza e alla delicata espressione dei suoi lineamenti, che ancora appariva sotto la patina del vizio e dell'abbrutimento.


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Genova misteriosa
Scene di costumi locali
di Pierangelo Baratono
pagine 280

   





Scarpette