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      Malgrado tutto, però, Giorgio si sentiva ogni giorno più vincolato a quella creatura e veniva trascinato sempre maggiormente dalla sua indole affettuosa a perdonarne i molti difetti, per non ricordare se non le poche virtù, che, di quando in quando, brillavano sull'orizzonte di Augusta.
      Per qualche tempo non ebbe a lagnarsi di lei se non come donna capricciosa e violenta. Egli sapeva che soddisfacendola, come si sforzava a fare, nei sensi, l'avrebbe sempre potuta dominare e avrebbe impedita ogni minima infrazione all'idillio. Ma ciò non poteva durare a lungo. Ove le forze della donna richiedono di continuo un eccitamento e uno sfogo, quelle dell'uomo piegano e si dissolvono.
      Ormai, Giorgio vedeva vicino il giorno del distacco e ne provava un'angoscia e un'amarezza terribile.
      Una notte, tornato a casa, non vi trovò Augusta. Sentì uno spasimo per tutto il corpo; una vampa di sangue gli imporporò il viso. Tentò di calmarsi, di reagire, ma non potè. In quel momento si sapeva disposto a qualsiasi passo disperato. Aprì un cassettone, ne trasse una rivoltella, la caricò con le mani convulse, poi la pose sul tavolino da notte e cominciò a passeggiare su e giù per la camera, aspettando. Sapeva ch'essa sarebbe tornata, non ne poteva dubitare.
      Infatti, verso le tre dopo mezzanotte, l'uscio di casa si dischiuse ed Augusta entrò, col volto livido, gli occhi luccicanti e le gambe malferme.
      Appena vide il suo amante ritto innanzi a lei, con la rivoltella in una mano, si buttò ai suoi piedi come un cencio, singhiozzando e afferrandosi alle sue ginocchia:


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Genova misteriosa
Scene di costumi locali
di Pierangelo Baratono
pagine 280

   





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