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      Orvia, l'idillio antico ed eterno avrebbe dovuto insegnare a quei cuori che una felicità non è completa, se non quando è posseduta completamente. Il sentimento sano e fecondo vuol essere gagliardamente espresso, nè può venire supplito da una passionalità romantica e tanto meno da un affettuoso rispetto. La vita vuol essere goduta a fondo nelle più segrete manifestazioni e la verginità è bella solo in quanto si concede selvaggiamente al trasporto selvaggio.
      Questo non pensava Vittorio Rossi. Egli si era creato un mondo suo, pieno di bellezze e di seduzioni, ove, però, mancava la robustezza di costruzione e la saldezza d'intento. Una natura più forte avrebbe subito compresa la deficienza di quell'illusione, un temperamento. più scaltro non si sarebbe affidato alla fragilità dell'idillio. La donna è una creatura delicata e sensuale ad un tempo.
      Essa conosce soltanto il proprio cuore e lo stimolo del sesso. Ama e teme ad un tempo; si piega alla situazione d'infermiera come a quella di schiava. Porta in sè un enigma, che il poeta non osa sfiorare e che il maschio sorvola con la brutalità del gesto. Occorre la sconfitta violenta a quell'imperfezione di anima, che caratterizza la donna. La debolezza del sesso, infatti, ama poggiarsi sovra un braccio forte e un petto gagliardo e si sottomette con gioia alla possessione rapida e dolorosa. È questione di sangue e di temperamento.
      Ma Vittorio Rossi non comprendeva i suggerimenti della realtà. Egli spingeva la sua audacia al di là del possibile, dimenticando che la vera gioia esiste e si conserva soltanto nei limiti del naturale.


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Genova misteriosa
Scene di costumi locali
di Pierangelo Baratono
pagine 280

   





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