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      La trovavo anche avida di danaro, al contrario del marito, piuttosto generoso. Osservava le spese più minute, pronta a spendere mille lire in un gioiello come a rimbrottare il marito per una cravatta. Era, infine, la vera donna, capricciosa, crudele e buona a scatti, mai sincera, sempre schiava dell'impressione momentanea e sempre avida di piaceri.
      Un giorno, fra un bacio e l'altro, mi confessò che aveva posto in opera ogni mezzo per accalappiare quel marito ricco. Dapprima, egli non voleva saperne. Ad ogni sua protesta di simpatia, quell'uomo nobile e leale obbiettava la differenza d'età e d'educazione. Diceva che il denaro non poteva colmare un tale distacco e che l'amore, se pur era quello il sentimento ch'essa provava per lui, non avrebbe resistito a lungo col continuo contatto di due esseri così dissimili per natura e per costumanze. Infine, la donna aveva trionfato e si era fatta sposare.
      E quel demonietto aggiungeva, ridendo e rovesciando la testolina vezzosa, che era stata lei, lei, proprio lei a prenderlo, quel grosso marito, e giurava che la prima notte di matrimonio aveva dovuto sverginarlo lei, tanto egli si mostrava timido e impacciato!...
     
      IV
     
      Un pazzo e un poeta
     
      Giorgio Perroni, abbandonato da Augusta, tentò ogni maniera per dimenticarla. Il suo cuore sanguinava ancor troppo per quella passione; perciò, era necessario sfuggire ogni cosa, che ricordasse la relazione passata. Innanzi tutto, il Perroni si affrettò a cambiar domicilio ed a trasportare i suoi libri e la sua biancheria in una cameretta, posta al terzo piano di una casa in via Balbi.


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Genova misteriosa
Scene di costumi locali
di Pierangelo Baratono
pagine 280

   





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