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      Tre o quattro volte la moglie dell'onesto mille-e-cinque potè ricevere la mercede di una meretrice. Ma un giorno, per sua disgrazia, si concesse a un amico di suo marito, ch'essa non conosceva, ma che per combinazione, la aveva già vista in compagnia dell'impiegato. La cosa venne risaputa. Il povero becco si recò dalla mezzana, che, volendo scagionarsi, riversò su di me le accuse e le colpe.
      L'intrigo finì lì, poichè il marito ingannato non volle suscitare uno scandalo e si tenne la moglie e le corna. Seppi, anzi, più tardi, che la moglie potè continuare impunemente nel suo commercio. Chi restò beffato, fui proprio io, poichè mi vidi messo alla porta dal mio padrone, a cui non so quale diavolo avea spifferato ogni cosa.
      Senza risorse, tranne il mio mestiere di sarto, mi raccomandai a qualche mia amante e potei continuare a vivere alle spalle dell'amore, facendomi mantenere e sprecando tempo e denari. Imparai a giuocare e mi approfondii in tutte le arti dello scrocco e della baratteria. In breve, divenni celebre fra i più tristi elementi della città per la mia scaltrezza e per le mie avventure.
      Avevo circa diciott'anni quando mi innamorati fissamente della moglie di un facchino, una ragazza fresca e piacente e che aveva appena vent'anni, mentre il marito era sui quaranta. Costui si chiamava Storno ed abitava in un povero appartamento in piazza Erbe.
      La mia passione divampava ogni giorno più, nè poteva sfogarsi, poichè il suo oggetto si manteneva freddo ed insensibile. Infatti la Storno ad ogni mio tentativo opponeva i più ostinati rifiuti.


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Genova misteriosa
Scene di costumi locali
di Pierangelo Baratono
pagine 280

   





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