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      — Come sbrigarcene?, gli chiesi.
      — Non c'è che un mezzo. Ucciderla. Nessuno può sospettare, poichè nessuno ci ha visti. Il mio appartamento è affittato sotto il nome della mia amante. Come potrebbe, la polizia, scoprir delle traccie, ove non ne esistono?
      — No, no, cercai di gridare.
      — Eppure, devi farlo. Uccidila. Che t'importa di quella donna? Non eri deciso a possederla? Bisogna essere uomini e non ragazzi. Farla vivere equivale a voler andare in galera. Scegli.
      — Non posso, non posso.
      Sentivo il cuore battere con violenza nel petto e avevo le orecchie piene di sangue e di frastuono.
      — Bambino!, ghignò il Cerruti.
      Come feci a compiere quel delitto? Non so. Ricordo solo che mi trovai in mano un coltello, senza sapere da dove venisse. Avevo sotto di me le membra palpitanti della donna. Il suo collo bianchissimo, riluceva sul letto offrendomi la sua morbida superficie. Vi affondai l'arma chiudendo gli occhi. Sentii una scossa, poi un liquido caldo mi inondò la mano. Udii una risata stridula suonare al mio fianco e persi conoscenza.
      Quando rientrai in me, mi vidi steso sovra un letto con a fianco il Cerruti, che mi guardava sorridendo.
      — Son le prime armi, borbottò quell'uomo. Ti ci abituerai.
      Cacciai un urlo e di un balzo fui in piedi. Tremavo di febbre e di spasimo.
      — Che mi hai indotto a fare?, gli chiesi.
      — Nulla tesoro mio. Una piccola cavata di sangue.
      — Assassino! Assassino! Son diventato un assassino!
      — Così sarai al completo. Eri già un ladro e un mezzano!
      Quella frase mi fece riacquistare un po' di calma.


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Genova misteriosa
Scene di costumi locali
di Pierangelo Baratono
pagine 280

   





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