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      Che ne era successo? Era la prima persona, che la trattava affettuosamente. Anche quella gliela avevano tolta, e forse per sempre.
      La fanciulla continuava a camminare lentamente, fra i rosai. Ora, le lagrime le scorrevan pel viso. Le immagini, a poco a poco, le si facevan più confuse, prendevano un aspetto indistinto dandole un senso di paura e di angoscia. Ricordava il volto brutale del Rossino e le frustate della donnaccia grassa e i gesti degli avventori. A sbalzi, le si affacciavano al pensiero i lineamenti inteneriti di Scarpette. Ma subito si rivedeva, nuda sotto il velo, fra il cerchio degli ubbriachi, a danzare e a cantare, mostrando il corpicino magro e delicato e facendo udire la sua voce esile di malata. Dopo il ballo, doveva correre attorno con bicchieri e fiaschi e ricevere baci e carezze, che la appuzzavano e le facevano scorrere per le membra i brividi della ripugnanza e del terrore.
      Una voce ruppe, a un tratto, i suoi pensieri:
      — Bisca! Bisca! A mangiare!
      La fanciulla era stata soprannominata Bisca. Realmente si chiamava Virginia e portava il cognome dei padroni della taverna, che la avevan fatta passare per loro figlia.
      La cameriera chiamava ancora dalla terrazza. Era una donna sui quarant'anni, con degli strani lineamenti virili e con gli occhi dolcissimi. La fanciulla si volse e di corsa si avviò verso casa. Sotto i raggi del sole, nel tepore profumato del giardino ogni molesto ricordo svaniva e l'adolescente riprendeva la gaiezza della sua età, turbata ma non distrutta dall'infamia degli uomini.


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Genova misteriosa
Scene di costumi locali
di Pierangelo Baratono
pagine 280

   





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