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      - E che male ci sarebbe, gli chiesi, dal momento che anch'io mi sento così legato alla vostra persona?
      - Oh, per voi non c'è pericolo! Ma io... io...
      Tacque un istante; poi mi prese a braccetto e mi condusse fino ad una panchina solitaria. Dopo che ci fummo seduti, cominciò a parlare a voce bassa:
      - Sapete? Non sono jettatore: oh, così lo fossi! Sono jettato, invece; ho il malocchio sopra di me. Nessuno di quanti mi avvicinano deve aver timore di me; ma io, io solo ho paura, poichè se m'affeziono sono un uomo rovinato. Gli unici tempi felici della mia vita sono stati quelli, nei quali non ho avuto nessun legame d'amicizia o d'amore. In quelle epoche le cose andavano a gonfie vele: ero tranquillo, non provavo dolori, vedevo la vita sotto un color di rosa. Ma guai se m'affezionavo a qualcuno. La maledizione si rovesciava sopra di me. Vi racconterò tutto, poichè vi so capace di comprendermi. Ogni mia sventura è derivata da questo strano malocchio, che mi prende quando voglio bene a qualche creatura. Gli altri, intorno a me, sono felici; ma io soffro le pene dell'inferno. Ho dei ricordi terribili nella mia esistenza; se sono un disgraziato, che campa delle proprie lezioni, lo devo appunto alla jettatura, che esercitano sopra di me le mie stesse affezioni. Mio padre era un povero portinaio di Napoli. Con molti sforzi mi fece frequentare le scuole tecniche. Ma fin d'allora avevo un'invincibile attrazione per la musica; ho imparato da me a suonare, componevo anche dei pezzi e li facevo sentire a qualche maestro di concerto, che m'incoraggiava.


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Ombre di Lanterna
di Pierangelo Baratono
1909 pagine 254

   





Napoli