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      Nemmeno lui sapeva spiegarne la causa. Si sentiva oppresso, diceva, da un gran dolore indistinto e per questo appunto più terribile; una strana fatalità lo avvolgeva e lo rendeva zimbello di quella sua squisita sensibilità d'anima. Bastavano una serena notte di luna o il canto monotono di un vagabondo a immergerlo nella malinconia. Durante gli accessi camminava come un automa al mio fianco, con lo sguardo sperso innanzi a sè e col volto atteggiato a uno scoramento profondo.
      Nervosissimo com'era, andava soggetto a qualche mania. Un breve stridere di porta lo faceva sussultare e l'oscurità gli incuteva un indefinito terrore. Una sera mi narrò ch'era perseguitato dai sogni, che lo tormentavano e assumevano ai suoi occhi un pauroso aspetto di vita, sino a riaffacciarglisi alla mente durante il giorno obbligandolo a subirne l'influsso e a modificare la propria condotta secondo i loro suggerimenti.
      - Nessuno, egli mi diceva con una voce resa tremante dalla commozione, nessuno può immaginare lo strazio dei miei risvegli sotto l'incubo delle visioni. A volte sono costretto a urlare, a dibattermi contro me stesso. Ma qualche sogno, in special modo, si ripete, come un avvertimento. Così, vedo spesso due cagnacci dal pelo nero e dal muso aguzzo, che si avventano contro di me, sento il loro abbaiamento furioso e il loro alito caldo, che viene a battermi in volto, e mi sveglio, terrorizzato, col corpo bagnato da un sudore di morte. Dopo simili incubi, rimango spossato, nè riesco a tollerare, per qualche giorno, la vista di un cane.


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Ombre di Lanterna
di Pierangelo Baratono
1909 pagine 254