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      Poi sopravviene il pianto, il pianto lungo e silenzioso per ore e ore, il corpo accasciato sul letto, i denti affondati nel lenzuolo a lasciarvi una traccia sanguigna. E poi, a un tratto, non pių uomini, ma spettri imbambolati in preda ai loro incubi, quegli esseri impazziscono. E allora li vedi rimanere giornate intere immobili a contemplare il soffitto, gli occhi bianchi, cacciando fuor dalla bocca un loro strido continuo e snervante. Di costoro anche il carceriere ha paura, quantunque siano i pių inoffensivi. Hanno in sč qualcosa di pių potente della maledizione: sono le vittime pių accusatrici. Il tuo dolore č ben piccolo, paragonato a quello di tanti e tanti tuoi compagni di carcere. Ascoltami. C'era una creatura, qualche metro sotto di te, giovane e ancora bella, una ragazza condannata per infanticidio. La ricordo ancora col suo corpo magro e infantile, le mani bianche venate di azzurro e il viso fine di madonnina. Era buonissima, malgrado l'apparenza nervosa: la pių mansueta creatura, ch'io abbia mai conosciuta. Aveva ucciso un bambino perchč soffriva la fame. Essa singhiozzava spesso, mormorando: "Perchč mi fanno colpa d'aver tolto dal mondo un disgraziato? Ho creduto di far bene. Tanto, avrebbe sofferta la fame e la miseria!" Talvolta mi diceva: "Non comprendo gli uomini. Che cosa hanno creduto? Speravano forse di colpire la madre pių atrocemente di quanto mi sia colpita da me stessa? Ho uccisa la mia creaturina, che adoravo; prima di strozzarla, la ho baciata forte forte sul viso, sulle manine.


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Ombre di Lanterna
di Pierangelo Baratono
1909 pagine 254