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      Risultavano in questa carta chiaramente tracciati il corso dei fiumi, dei canali, l'andamento degli scoli, degli argini e delle strade rispetto alle province finitime, nonchè la postura delle chiuse e delle conche. La scala era circa del 50.000.
      Anche lo stato delle fortificazioni e dei castelli di Venezia e d'Oltremare - dei quali si parlerà più avanti - ovunque in rovina, richiedeva urgentemente l'opera riparatrice degli ingegneri militari. A questo compito avevano atteso fino allora - però in modo insufficiente ed inadeguato - il personale dei provveditori alle fortezze, i quartiermastri alle fortificazioni e perfino gli ingegneri ai confini, corpo di professionisti di Stato dipendenti dalle Camere ai confini, incaricati in special modo del tracciamento e della manutenzione della viabilità sulle frontiere della Repubblica(171).
      Con questi auspizî adunque, nel 1770, venne creato con apposito senato-consulto il Corpo degli Ingegneri militari, unitamente al Reggimento di Artiglieria(172). Il grande favore, tutto proprio del tempo, verso quanto di tecnica militare e navale proveniva dall'Inghilterra, indusse il Savio alla Scrittura a ricercare da quella parte anche il primo sovraintendente nel corpo novello - come si era fatto per l'artiglieria - ; e questi fu il colonnello Dixon, scozzese di origine.
      Gli organici degli ingegneri militari furono stabiliti come appresso: 1 colonnello, 1 tenente colonnello, 2 sergenti maggiori, 8 capitani, 8 tenenti ed altrettanti alfieri, da trarsi questi ultimi annualmente dal Collegio Militare di Verona.


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La Campagna del 1796 nel Veneto
Parte I (la decadenza militare della serenissima. Uomini ed armi)
di Eugenio Barbarich
Tip. E. Voghera Roma
1910 pagine 199

   





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