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      - Sicuro; e perchè no? - disse a, lui di rimando il Sangonetto. - Sono uomo libero in ciò, e dove mi vien fatto darla ad intendere, pianto a dirittura le insegne.
      - Sta bene; notò Giacomo Pico, stringendosi nella spalle; - ma se madonna Bannina avesse mai fumo de' tuoi disegni - che certo non saranno fior d'innocenza....
      - Oh,potresti giurarlo, nol sono; - interruppe Tommaso, ridendo sgangheratamente. - E perciò, vedi, mi tengo alla larga. Il castello mi dà noia, e i begli occhi della Gilda non mi faranno mai perdere la tramontana; la selvaggina mi piace, e se la mi capita a tiro d'archibugio, povera a lei, le scatto un colpo; se no, no, Che diamine! Non amo le frustate, io; e quei di lassù sarebbero capaci di farmi pigliar la misura delle spalle. Questo, io lo intendo, ti parrà un ragionar da filosofo; ma, mio caro, per un'ora di sollazzo non è da comperarsi un monte di guai. Si ha una vita sola, a questo mondo; perchè farla arrangolata e tapina? Io non vo' grattacapi. Pur troppo ne avremo, e non cercati da noi. Che te ne pare di questa burrasca che è in aria? Non è forse ella il colpo di grazia? Ed anche questa ci bisognerà parare; ma alla croce di Dio, non vo' pigliarmi fastidi oltre il bisogno.
      - Che dici tu mai? - esclamò il Bardineto, con un accento da cui trasparivano lo stupore e lo sdegno. - Si combatte per casa nostra.
      - Ah sì, casa nostra! - replicò sogghignando quell'altro. - Casa dei Carretti, vuoi dire! Bada a me, Giacomo Pico; noi siamo quei leoni aggiogati che ci ha sulla insegna il marchese.


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Castel Gavone
Storia del secolo 15.
di Anton Giulio Barrili
Fratelli Treves Milano
1875 pagine 304

   





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