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      A malincorpo, se vogliamo; imperocchè, qual è il negozio di qualche importanza che non si cominci a farlo così? Ve n'ha che piacciono maledettamente, e cionondimeno l'incignarli è stato un guaio de' grossi; testimone il gusto matto che io provo adesso a ragionare coi popoli, dopo averci fatto il viso; che, a dir vero, non fu la fatica d'un giorno.
      Per altro, in quella guisa che mettendosi a tavola suol venir l'appetito, la necessità aveva portato la consuetudine, e la consuetudine un certo gusto alla vita soldatesca, in quel miscuglio di balordaggine e di malizia che era il ragazzo dell'Altino. Già, egli bisogna dire a sua scusa, che balordo lo avea reso il padrone, non gli lasciando mai pace e rimeritando alla cieca con pan buffetto e cacio scapezzone ogni bella e brutta cosa ch'egli dicesse, o facesse. Triste vita pel Maso, sentirsi a trillare nel capo la sua vivace natura, e doverla respingere nel più profondo del cuore! Aveva voglia di saltare per la casa e doveva star cheto per la paura di qualche soprammano; era mogio e doveva saltare in fretta, per cansarsi da un sottonsù che gli era scoccato senza preamboli. Se ne ricattava con certi suoi lazzi, smorfie e marachelle degne d'una bertuccia, di cui spesso recitava il paternostro in qualche angolo della casa, quando avveniva che i saluti del burbero padrone fossero giunti al loro ricapito.
      Mastro Bernardo non era cattivo, bensì un tal poco fantastico. La povertà inasprisce il carattere, e all'ostiere dell'Altino il non poter sempre ragguagliare l'entrata con l'uscita facea spesso uscire il cervello dai gangheri.


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Castel Gavone
Storia del secolo 15.
di Anton Giulio Barrili
Fratelli Treves Milano
1875 pagine 304

   





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