Pagina (256/304)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Nessun rumore, nessun filo di luce, davano indizio di vigilanza nel castello. Don Giovanni di Trezzo incominciava a meravigliarsi della fortuna, che gli faceva guadagnare così agevolmente un premio di trecento scudi d'oro del sole, a lui promesso dal capitano generale se avesse condotta a buon fine l'impresa.
      Il castel Gavone, lo rammenteranno i lettori, era munito di fosso da due lati soltanto, cioè da fronte e da tergo, dove perciò era stagliata ad arte la cresta del monte; laddove i fianchi, perchè fondati a scarpa sul masso o abbastanza forti di lor natura, non avevano alcuna di simiglianti difese.
      Ad uno di questi fianchi, quello che guarda a levante, i soldati genovesi accostarono le scale. Giacomo Pico fu il primo ad appoggiarne una contro il davanzale di una finestra che metteva al secondo pianerottolo dello scalone interno.
      - Che fai? - gli domandò il Sangonetto all'orecchio. - La finestra è chiusa, e a romperla daremo la sveglia.
      - No; - rispose l'amico; - lascia fare. La notte scorsa ho tagliato una lista di piombo nella intelaiatura dei vetri. -
      Poscia, voltandosi verso Giovanni di Trezzo, che gli stava sempre alle costole, soggiunse:
      - Voi, messere, dovreste mandare una parte dei vostri uomini alle spalle del castello, là, dietro la torre della Polvere. Io stesso, appena entrato, andrò ad aprir loro la postierla.
      - Sì, sì, non dubitate, compare! - gli rispose Giovanni di Trezzo. - Io salirò con voi e v'accompagnerò io stesso alla porta. Ma prima di tutto, aspettate; vo' fare un po' di rumore.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Castel Gavone
Storia del secolo 15.
di Anton Giulio Barrili
Fratelli Treves Milano
1875 pagine 304

   





Giovanni Trezzo Gavone Pico Sangonetto Giovanni Trezzo Polvere Giovanni Trezzo Don Giacomo