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      - Egli ardisce mostrarsi più nero, più malvagio di voi!
      - Smettete i paroloni! - replicò il Bardineto. - Non vi ho amata mai; orbene, sì, questo è il mio torto, di non averlo detto prima! È anche vostra colpa di non averlo indovinato, di esservi abbandonata nelle mie braccia come una femmina sciocca. Maledizione, maledizione per voi e per me! dovevo io imbattermi in due donne, l'una così superba e l'altra così debole?
      - Non proseguire, Giacomo! - -gridò la Gilda, impallidendo. - Se ami qualcheduno o qualche cosa, al mondo, non proseguire!
      Ma Giacomo Pico, riscaldato com'era, inebbriato della sua collera, non le diè retta.
      - Ah, voi credevate, - proseguì egli, mentre faceva per la camera le volte del leone, - che io potessi dimenticar quella donna? che io potessi acquetarmi a' suoi superbi dispregi? Mal conoscete il cuore dall'uomo.
      - Disgraziato, fermati! - gridò per la seconda volta la Gilda. - Vive già nel mio seno una vita che ti può maledire! -
      E mentre si contorceva nello spasimo, rasciugandosi con una mano il sudor freddo che le stillava dalla fronte, brancolava coll'altra per trovare un appoggio. In buon punto la spalliera del letto le sostenne il fianco spossato.
      Il Bardineto la vide e n'ebbe compassione. Ma era detto che le parole sue non dovessero tornar di conforto a quella povera donna.
      - È un acerbo dolore per voi; sì, pur troppo; ed una maledizione ch'io merito. Ci siamo ingannati ambedue. Io stesso non vedevo in fondo al mio cuore. È un abisso, credetelo, e più nero che voi non pensiate.


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Castel Gavone
Storia del secolo 15.
di Anton Giulio Barrili
Fratelli Treves Milano
1875 pagine 304

   





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