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      Voi bevete le lagrime degli infelici? Voi beccate via le pule delle nostre speranze inaridite? E vi tenete caldi sui nostri cuori e dentro vi covate ancora le nuove illusioni della vita? E foracchiate ancora nelle case di chi ha amato, cercando sempre le agugliate di refe della massaia per i vostri nidi e le briciole dolci dei nostri bambini per i vostri zuccotti senza piume?
      Povera finestra, sempre quella, da cui non entrano più le tranquille visioni dell'alba, e le placidezze amorose dei plenilunii: poveri fiori della mia vecchiaia, che vi siete disseccati sulle radicine delle più soavi viole del pensiero: povera stanzetta della mia morte, senza una culla, senza un ritratto di donna, senza un ricordo della mia giovinezza!
      Venite voi, amici, che non ci abbandonate nei verni.
     
     
     *

      * *
     
      E vi dirò.
      Era bello il mio bambino roseo: era santa la mia Madonna bionda: il presepio tranquillo, la mia casetta, la casetta del povero poeta.
      E lui aveva due occhioni a gemma, pieni dei riflessi del più azzurro cielo; una boccuccia a pozzette che balbettava i nostri nomi felici in terra; due mani a guancialini che rubavano già i pesantissimi grappoli dorati della nostra vite sul portichetto. Lei in quelle pupille specchiava le sue tanto dolci; a quelle labbra si pendeva, succhiando colle sue, inebbrianti di baci; tra quelle dita intrecciava le sue, così belle e così carezzose. La casetta, quella dei babbi e dei bisnonni, piena di fiorelli campestri, di specchi pallidi, di mezz'ombre pacifere.


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Storia di un'anima
di Ambrogio Bazzero
Fratelli Treves Milano
1885 pagine 355

   





Madonna