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      Dimmi tosto il vero, o per..." "Che vale lo spaventare questo ragazzo, l'interruppe placidamente il Mandello: essi son giunti, nè serve cercar più oltre; ritorniamo tosto a renderne avvertito il signor Castellano".
      La porta del Forte rimanevasi sempre aperta, non necessitando quivi gran cautela di difesa, poichè non pervenivano colà che gli abitanti del Castello, o le persone che erano già state alle altre porte riconosciute: ciò non pertanto andava dessa munita di pesante saracinesca, tenuta sospesa da grosse catene di cui vedevasi il battitoio nell'imposta: stavano su quella a continua guardia quattro uomini d'armi coperti di tutta armatura colla lancia e lo scudo; al passare dei rientranti Capitani in compagnia di Gabriele quelli posarono le lancie al suolo, portando lo scudo al petto, e questi resero il militare saluto.
      Attraversato un porticato, entrarono nella parte dell'edificio abitata da Gian Giacomo. Le stanze non ne erano nè eleganti, nè adorne di ricche mobiglie: le principali avevano appesi alle pareti alcuni ampii e vecchi quadri, su cui stavan dipinte battaglie, o ritratti di prelati e di guerrieri ch'erano gli antenati de' Visconti o del Triulzo, poichè il Medici non s'era curato di possederne de' proprii: le tavole e le scranne erano di legno foggiate all'antica e coperte di cuoio.
      Per quelle camere vedevasi una folla di persone d'ogni grado, sì civili che addette alla milizia, notai, magistrati, uomini di chiesa, i quali tutti stavano in aspettazione d'essere introdotti dal Castellano onde esporgli le proprie bisogna e chiamarne provvedimento.


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Falco della rupe o la guerra di musso
di Giambattista Bazzoni
Ant. Fort. Stella e figli
1829 pagine 359

   





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