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      Giovine generoso! (continuò addolcendo lo sguardo e la voce) se mai verrà giorno in cui siate preso d'amore per un luogo od un oggetto, sentirete allora quanto riesca doloroso lo staccarsene, e maggiormente allorquando vi si aggiunga la tema che ciò debba essere per sempre".
      Più profondo si fece a tali accenti il dolore nell'anima del giovinetto Medici: le ultime parole pronunciate da Falco con certo lento patetico modo, sì dall'asprezza delle prime diverso, dipingendo lo stato appunto in cui trovavasi il suo cuore, suscitarono in lui una improvvisa ed angosciosa tenerezza che gli tolse il potere di replicare. Alzò gli occhi in volto a Falco, e in quei lineamenti abbronzati e duri su cui appariva l'impronta della commozione lasciata da recenti idee, scorgendo un non so che di regolare e di espressivo corrispondente ai tratti di una beltà pura, celeste, di cui teneva l'immagine sì distintamente scolpita in petto, una lagrima involontaria gli velò la pupilla, la prima che dall'infanzia in poi inumidisse il suo ciglio.
      Quel giorno stesso nella sala d'armi della Rocca Visconti, ch'era la camera più adorna che vi fosse in tutti gli edificii della Fortezza, siccome dipinta riccamente nella vôlta e nelle pareti coi fasti di quella Ducale famiglia, fu per ordine di Gian Giacomo imbandita una lauta mensa alla quale vennero convitati tutti i principali abitanti del Castello.
      Sedeva a capo al lungo desco Gian Giacomo medesimo, che era adornato d'un mantelletto corto di broccato d'oro alla foggia spagnuola, di grand'uso allora in Lombardia; alla sua destra stava Teodoro Schlegel di Dares, Abate di Fristemburgo, già Vicario del Vescovo di Coira.


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Falco della rupe o la guerra di musso
di Giambattista Bazzoni
Ant. Fort. Stella e figli
1829 pagine 359

   





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