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      Io amo meglio supporlo un fortissimo tremito del suolo, un'oscillazione somigliante a quella che si produce per suono, e lo stesso si dica del movimento laterale, e non già un'ondulazione come per lo più si suole denominare, come di nave fluttuante.
      Nell'ondulazione propriamente detta bisognerebbe supporre che tutto quello strato di terra dalla superficie fino ad una certa notabile profondità si movesse con vero moto di traslocazione, e come immaginare che uno strato estesissimo, altissimo e pesantissimo, possa scorrere sopra altra solida parte sottoposta, e per qual forza esercitata in senso opposto, potrebbe quella immensa massa di terra venir respinta, e ricacciata verso il punto di sua partenza, per poter produrre una sensibile ondulazione? Non vi sarebbe che il caso in cui si supponesse che questa immensa massa di terra posta in moto, si considerasse come una porzione della solida crosta terrestre, che involge il nucleo ancora in istrato di liquidità, su cui galleggiando potesse muoversi a guisa di pezze staccati che comprimessero e urtassero i laterali; ma qual'immensa forza si richiederebbe? Siccome però una certa elasticità è propria della terra stessa, si potrà ben più agevolmente concepire come una specie di tremore, o di oscillazione sonora portata al massimo grado d'intensità, possa produrre effetti somiglianti a moti di traslazione e di subsulto; e questi più o meno secondo la natura e la direzione del terreno, sia verso la superficie, che verso il fondo. Se fosse sempre occasionato il terremoto, sia diretto, sia indiretto, da sollevamenti, inclinazioni e moti orizzontali del suolo, nei grandi ricettacoli d'acqua, come sono i mari e i laghi, sia per l'inerzia a concepire il moto sul principio, sia per moto concepito dai liquidi che si conserva e mantiene anche cessata la causa motrice, innondazioni e sconvolgimenti grandissimi ne avverrebbero sulle sponde, specialmente in proporzione della grande massa di liquido posta in moto (lo che rare volte avviene, e piuttosto per immensi volumi di gas che si sollevano dal fondo); siccome in piccolo ce ne possiamo fare un'idea imprimendo piccoli e replicati urti ad un bacino pieno d'acqua.


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Del terremoto del Cholera e dell'aria cattiva
di Angelo Bellani
1832 pagine 59