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      E in verità riesce doloroso il leggere nelle opere del Petrarca, come questi celebri la purezza dell'aria che respirava nella sua villa di Linterno poche miglia distante da Milano, mentre adesso vi regna un'aria infetta pestilenziale: Vincuntur enim meliora peioribus e verificandosi l'assioma che talvolta il migliore è nemico del buono. Ma quegli industriosi Monaci(12), dopo aver compita a forza di fatiche, di risparmj, e di spese la lodevole opera loro, e mentre godevano del frutto della loro industria furono loro tolti que' terreni, come a persone incapaci a farli ben fruttare (una delle accuse che si danno, per tacere di molte altre ancor più ingiuste ed insultanti); e passarono da quelle mani che avevano vivificata l'agricoltura, e che furono dichiarate mani morte in quelle di coloro che se li stanno godendo in un ozio opulento: frages consumere nati. Ma a che serve magnificar tanto la civilizzazione, e l'umanità del secolo XIX, e a che serve il propor mezzi per impedire gli effetti dell'aria cattiva, quando non si è disposto a perdere una gocciola di quell'acqua che va sul proprio campo, e si antepone un sacco di riso alla distruzione di tutte le febbri terziarie, che può la coltivazione di quello occasionare? Anzi vi fu qualche Agronomo che volle dimostrare non esser punto dannose all'umana salute nè le risaje, nè i prati a marcita: non fa meraviglia, perchè si è trovato anche un Poeta che ha fatto l'elogio della Febbre. Alle risaje almeno si è cercato di porre un limite col prescrivere una determinata distanza dalla capitale; ma quasicchè la vita degli altri uomini non fosse egualmente preziosa di quella dei metropolitani!


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Del terremoto del Cholera e dell'aria cattiva
di Angelo Bellani
1832 pagine 59

   





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