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      Cercherò di vedere il Sig. Biolchini per udire da lui se io possa per qualche modo cooperare a' vostri vantaggi, non ostante la mia nullità e l'isolamento in cui di ragione son tenuto e mi tengo.
      Se avete occasione di trovarvi col Sig. Marc. Antaldo Antaldi Vi prego fargli conoscere i giusti motivi delle mie ostilità.
      E con tutti i sentimenti degni di Voi mi confermoVostro aff.mo ed ob.mo amico G. G. Belli.
     
      LETTERA 238.
      AD AMALIA BETTINI - LIVORNO[27 febbraio 1836]
      Mia carissima Amalia,
      i versi qui precedenti erano già da dieci giorni destinati a servir di risposta: oggi invece vi verranno come proposta. Capite? cioè, è meglio dire mi spiego? perché la mala intelligenza è più spesso vizio delle lingue che degli orecchi. Insomma, facciamoci a parlar chiaro: io aspettava a bocca aperta, ad occhi aperti, a braccia aperte, ad anima spalancata, qualche vostra notizia, e mi era intanto quelle 1595 sillabacce rimate e acciabattate su Iddio sa come, per darvi mala paga a segnalato favore; ma le notizie si sono azzoppicate per via, o affogate fra le nevi dell'Appennino. Fintanto dunque che non vada il cane di S. Benedetto a cacciarnele, e tutte intirizzite me le porti a riscaldarsi con me, io voglio mo spedir loro incontro i miei peotici arzigogoli. Ne già vi fumi pel capo il ghiribizzo di credermi impastato di quella tal pasta perugina che pretenderebbe una lettera per minuto: il cielo ce ne scampi. Io conosco bene la vostra arte, i vostri impegni, le vostre brighe, i vostri cassoni, i vostri denti, la vostra... vogliamo dirlo? diciamolo, la vostra poltroneriola, e tutte le altre vostre cosette. Eppoi, eppoi, non siamo noi già di amore e d'accordo che mi avreste scritto quando il Signore ve ne spedisse la vocazione? Per questa volta però non siamo nel caso. Voi siete partita contro voglia; avete viaggiato in cattivo tempo; siete andata lontano (al conto ch'io faccio) 13.500 miglia, quante ne corrono agli antipodi del Vaticano; potevate aver sofferto; noi, dico noi, soffrivamo delle vostre possibile sofferenze.


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Le lettere
di Giuseppe Gioachino Belli
pagine 963

   





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