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      Ricordati, Ciro mio, di suffragar l'anima della tua povera Mamma nel giorno della Commemorazione dei fedeli defunti. Prega Iddio per lei, ed ella intanto lo pregherà per noi onde ci assista e ci consoli.
      Pare che sabato 21 tu non abbia poi scritto ad Antonia. Essa me ne avrebbe parlato. Se non hai potuto, fallo, Ciro mio, più presto che potrai, e non Le dire che l'hai fatto a mia insinuazione. Dalle questa prova di gratitudine alla buona Antonia, e nomina nella lettera anche Domenico.
      Riverisci i tuoi Sig.ri Superiori e quanti hanno la bontà di chiederti di me.
      Ti abbraccia e benedico di cuoreIl tuo aff.mo padre
      Monte della Farina n. 18
     
      LETTERA 270.
      A GIUSEPPE NERONI CANCELLI - S. BENEDETTODi Roma, 2 novembre 1837
      Mio caro amicoNon so se da qualche vaga voce e accidentale sia potuto venire a' vostri orecchi la per me terribile disgrazia avvenutami il 2 luglio ultimo. La mia buona Mariuccia in quel giorno morì. Già da oltre un anno ella soffriva di mali umorali vaganti dalla testa alla membra, ed ora appena giunti ad una specie di encefalite. Il 26 giugno io partii di Roma, dovendo necessariamente recarmi presso mio figlio a Perugia, e la lasciai poco bene. Veramente io non voleva partire, ma ella mi vi spinse, ed io tanto più la compiacqui quanto meno il suo morbo pareva dar serie inquietudini. Volendo poi trattenermi a Perugia solo dieci giorni non dubitai di andare. Ma dopo il quarto giorno del mio arrivo, ebbi una lettera d'un amico allarmantissima. Volai a Roma, e la trovai già morta. Neroni mio, qual dolore! Ella mi era tutto: moglie, amica, madre, consolatrice amorosissima. Tutto mi è mancato con Lei. E nel mio temperamento cupo, concentrato, malinconico, irritabile, figuratevi il mio stato di isolamento come debba essermi insopportabile. Voi che avete cuore, e bel cuore, immaginatelo senza che io ve ne dica di più. Da quattro mesi non faccio che sospirare e piangere e consumarmi.


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Le lettere
di Giuseppe Gioachino Belli
pagine 963

   





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