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      Questa mattina ha poi favorito la Signora Janni di mandare espressamente la sua cubicularia a darci altre buone novelle. Va dunque benone.
      In quanto a noi poveri derelitti poco o nulla v'è da dire. Le cose camminano tutte con quelle zampe con che voi le lasciaste, e quando è la sera ogni zampa ha fatto l'uficio suo. Giacomo giuoca a calabresella ed esercita una pazienza da santo martire cogli spropositi del sostituto dell'Annona e grascia. Le due ragazze sotto la scuola del lodato sostituto si vanno più che sufficientemente guastando, e perdono quell'acume di cui la natura le avea pure fornite. Sigismondo è tutto occupato nell'eseguire appuntino i prudenti consigli de' Professori in su e in giù per Ripetta. Gigi studia e borbotta contro certi buoni uomini coi calzoni corti e colle fibbie alle scarpe. Nanna prosegue il suo corso di educazione elementare al gatto di casa. Ed io? Faccio colazione, pranzo e ceno, e circa al pranzo oggi mangio quello di Ricci e di Monsignore Annibale; e quando dico io, intendo dire io scrivente Giuseppe Gioachino Belli, che pregovi salutarmi Marietta Ricci (cogli appodiati) e la famiglia Angelini, e dare un bacio a Peppe e una scoppola a Nina. Sono abbracciandovi e benedicendovi di cuoreIl Vostro aff.mo padre, a.co e serv.e
      ut supra
     
      LETTERA 538.
      A LUCIA VANNUZZI - TERNI[10 ottobre 1851]
      Cariss.a parente ed amicaAlla lettera che voi mi scriveste il 7 ottobre del p.to anno 1850 circa alle idee dell'affittuario Francesco Ligobbi, io risposi pienamente con la mia del 10 di detto mese, della quale non vi ripeto oggi il contenuto, persuaso qual sono che Voi la conserviate e possiate perciò consultarla al bisogno.
      Scaduto ora col 29 del p.p. settembre il terzo anno dello stipulato affitto del suddetto Francesco Ligobbi, io, usando e forse anche abusando della vostra cortese amicizia e delle obbligantissime esibizioni vostre, vengo con la presente a supplicarvi di volere come nello scorso anno 1850 ritirare dall'affittuario gli scudi diciassette della maturata corrisposta, ed aggiungervi anche il favore di farmeli pervenire qui in Roma.


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Le lettere
di Giuseppe Gioachino Belli
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