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      A.[mica] C.[arissima]La vostra del 22 mi giunse col marchio di posta di jeri. Udendo la vostra urgenza di essere quì circa i primi di Novembre mi fece smarrire pensando che non mi sarebbe rimasto che il corrente ordinario per darvi un riscontro da giungervi in tempo, se pure in tempo è per colpa del ritardo della vostra lettera. Nulladimeno, malgrado la orribile giornata di jeri ci mettemmo in giro Mariuccia ed io, uno per una parte e uno per l'altra. Abbiamo seguitato il giro questa mattina, ma inutilmente. Quello che a voi pare facilità, qui è invece difficoltà. Una sola camera, per un solo mese (ora che tutti pongono in assetto i loro appartamenti onde affittarli per tutto l'inverno ai forastieri che già principiano ad arrivare) non si trova ad averla, ed i prezzi sarebbero orribili. Tutti vi ripetono la difficoltà del poter perdere un lungo affitto quante volte capitasse l'occasione mentre la stanza fosse occupata. Un letto grande poi in una stanza unica è cosa anche difficoltosa. Il comodo di cucina per una stanza unica, più difficoltoso ancora. La cucina si vuole concedere per uso di chi prenda un appartamento. Eppoi tante altre difficoltà, che troppo andrei per le lunghe se volessi enumerarvele. Ho ritentato pure dalla Chichi. La ho trovata né morta né moribonda, ma pur sempre inferma, ed incapace di abbandonare la sua unica stanza, che in istato di salute vi avrebbe ceduto volentieri, come disse al S. Cristofori. Vi avrei voluto albergare io, che circa a ciò sono con voi in debito molto: ho però due ostacoli, uno superabile, l'altro insuperabile, malgrado che la mia casa sia grande da buttarne via.


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Lettere a Cencia
Volume Primo e Secondo
di Giuseppe Gioachino Belli
pagine 246

   





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