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      Eh! non c'era che dire, in quel patrimonio s'era fatto una gran buca! Come colmarla? E qui l'idea della dote torn˛ in campo; odiosa, a dir vero, nella sua arcigna fisionomia d'espediente. Il Duca la mand˛ via risoluto; ma quella pass˛ soltanto l'uscio, e si cel˛ dietro un battente, aspettando.
      La libertÓ... celeste cosa! Ma, un giorno, Giuliano and˛ sulle furie con sŔ stesso, perchŔ uscendo alla sera, senz'avvedersene s'era messo per la via che conduceva alla dimora della Baronessa. Prov˛ un gran dispetto, imbizzý colla forza cieca dell'abitudine. No.... diavolo, no.... E in quel giorno fu del parere del marchese Colombi, che le accademie si fanno o non si fanno.
      Ma, passata la prima gioia della sua liberazione, questa cominci˛ a parergli uno strano arnese, come una foggia troppo attillata d'abito o di cappello, in cui egli si sentisse un po' a disagio.
      Certe ore gli parevano lente assai. Il disordine sistematico lo seccava alla lunga, e non si trovava abbastanza ricco per organizzare attorno a sŔ un lusso di vizio quale l'avrebbe inteso, in omaggio ai suoi gusti raffinati e dispendiosi. Ricominciare ancora, tornare nella stessa direzione, mettendosi per altro sentiero?... ChŔ.... non valeva la spesa; allora, tanto valeva continuare a quell'altro modo. Tornar da capo Ŕ noioso, e non tutte le belle signore hanno un marito dotato di un carattere buono e conciliante, quale la Provvidenza l'aveva impartito al barone Dornelli. E quel benedetto tirocinio.... che cosa seccante! Prendersi un'altra volta la briga d'innamorarsi!


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Mia
Romanzo
di Ines Castellani-Fantoni Benaglio (alias Memini)
G. Galli Editore Milano
1884 pagine 180

   





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