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      No, non lo si dee credere. Il signor Tedaldi-Fores s'è ingannato, ma non ha voluto ingannare.
      Noi ci appigliamo volentieri a quest'ultima credenza. E siccome in fatto di libri è uso nostro di manifestare senza velo la nostra opinione, qualunque sia, massimamente se crediamo di parlare a scrittori d'ingegno, il di cui amor proprio non confonda i consigli della critica co' morsi dell'invidia, cosí diciamo con onesta sinceritá all'autore della Narcisa che l'insieme del suo romanzo non ci contenta.
      Congratulandoci per altro con lui della sua deserzione dalle favole greche, lo preghiamo di voler perseverare in essa, di affratellarsi cogli argomenti desunti dalle storie nostre e dai nostri costumi, e di somministrarci presto qualche altro componimento di tema meno esagerato nella tristezza, meno affettatamente orribile e piú conveniente a' bisogni dell'Italia, affinché possiamo dire di lui quelle piene lodi ch'egli dá indizio di dovere un dí meritare, se pure le nostre lodi sono premio a cui egli si degni di por mente.
      Né si creda che in noi sia avversione agli argomenti malinconici, alle occasioni di piangere. Sí, vogliamo tremare e lagrimare e gemere, perché tra i tanti diletti poetici sappiamo anche noi che è soavissimo quello della malinconia e del pianto. Ma le lagrime non sono mai figlie dell'orrore e del ribrezzo. Vogliamo anche noi essere percossi dal terrore. Ma una serie d'idee eccessivamente luttuose e tutte temprate al monocordo, ancorché non uscissero fuor de' confini del terribile, finirebbe coll'essere orribile, o per lo meno noiosa a' lettori.


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Scritti critici e letterari
di Giovanni Berchet
Laterza Bari
1912 pagine 282

   





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