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      No, io vi parlo secondo tutti i viaggiatori da me letti, e per quel poco ch’io n’ho veduto e udito. Io non disprezzo la nazione che non cede ad alcun’altra d’Europa in gran talenti, in vigor d’animo e in altri pregi. Non è lor colpa, ma dei tempi, giacché dominò a migliore stagione in Europa. Quella superbia o gravità di che sono accusati io la chiamo dignità naturale, elevatezza di pensieri, punto d’onore, mirandoli con occhio filosofico; e avendone trattati poi molti, pronti d’ingegno ad ogni cimento, fecondi d’immaginazione, ardenti alla gloria, e vendicativi, per conseguenza, e sensibilissimi ad ogni ombra di disprezzo. In varie provincie di diversissima origine varia un poco il lor carattere, e dove la nobiltà preval del pensare, ove l’astuzia, qua vivacissimi, colà serii, ma sobrii dappertutto sino a tener per massima ingiuria il nome d’ubbriaco, morigerati, intrepidi, non mai vili o timidi neppur coi grandi parlando né col re stesso, amanti della vera gloria all’occasione, capaci d’ogni scienza quanto gl’inglesi, che han fama di profondità, se l’educazione la politica i comodi e l’emulazione lor dan mano, come da qualche tempo mostran di voler fare. Parlando poi di belle lettere, vediam oggi le molte opere che danno alla luce, e le molte che hanno più antiche in ogni genere, le quali i più colti spagnuoli, venuti a stuolo in Italia, m’han fatto vedere, addomesticandomi a un tempo colla lor lingua e colla lor letteratura(100). Ma dunque è lor colpa, forse, la spopolazione del regno, le campagne neglette, i forestier mal serviti, il commercio non vivo?


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Lettere Virgiliane - Lettere Inglesi e Mia Vita Letteraria
di Saverio Bettinelli
1758 pagine 205

   





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