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      Egli si sentiva straziare l'animo al vederla priva di cibi sostanziosi, con una coperta leggera sul letto e coi lenzuoli laceri, perchè i buoni erano stati messi in pegno. Allora si ricordò dell'offerta fattagli da Tribolo, e non potè resistere alla tentazione di giovarsene per provvedere ai bisogni dell'ammalata. Contraendo questo debito, egli si proponeva di nasconderlo alla famiglia, e di pagarlo quando avrebbe radunata la somma col deporre in un salvadanajo ciò che potrebbe spizzicare da' suoi eventuali guadagni. Ci voleva molto tempo a mettere insieme due talleri soldo a soldo, ma egli si ricordava altresì di potersi pigliar comodo alla restituzione. I due talleri furono sborsati da Tribolo con un piacere, che Antonio non provò l'eguale a riceverli. E sì che il buon vecchio vedeva in quelle monete il mezzo di confortare la sua cara figlia. Giacchè non voleva dire d'averle avute in prestito, bisognava che inventasse una favola per giustificare la loro provenienza. Egli entrò dunque facendole ballare in mano, e dicendo tutto allegro che la provvidenza gli aveva fatto vincere un ambo al lotto. Sì, un ambo al lotto, replicò egli per dissipare l'incredulità della figlia. Io non giuoco mai, è vero, ma questa volta mi venne l'inspirazione di giuocare i numeri di un sogno, e la fortuna mi ha favorito. Grazie a tale fandonia, l'ammalata si consolò, i lenzuoli furono disimpegnati, e per qualche giorno v'ebbe in casa provvigione del necessario.
      Cecilia, la nipote di Antonio, l'operaja alla fabbrica dei tabacchi è una bella fanciulla, bionda di capegli, bianca di carnagione, e delicata di forme come una figlia di nobile razza.


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Tre racconti sentimentali
di Paolo Bettoni
Borroni e Scotti Milano
1855 pagine 106

   





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