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      Io credo benissimo al prodotto assai grande delle vostre caccie. Solo io rideva all'idea di una chiesa riempita di selvaggiume.
      Ah ah, sicuro, la cosa è proprio da ridere. Ma io non trovava subito un altro recipiente un po' vasto.... Dio mi perdoni la mescolanza delle cose sacre colle profane. Un giorno d'inverno io stava cacciando in un bosco del nostro distretto, quando, sulla strada che lo costeggia, si fecero udire dei gridi umani e degli urli di fiera. Presentendo qualche disgrazia, io corro sul luogo e vedo uno spettacolo terribile e meraviglioso insieme. Un cavallo ed il suo cavaliere erano assaliti da un lupo smisurato e rabbioso per fame. Benchè fossero due contro uno, l'assalto pareva più forte e impetuoso della difesa, e senza il mio ajuto chi sa come l'affare sarebbe terminato. Io lo terminai nel miglior modo possibile, cioè traforando il collo a quel demonio di lupo con una palla di piombo scoccata dalla mia carabina. Il cavallo tremava in tutte le membra come preso da convulsione, e sbuffava dalle narici un vapore di fuoco. Il cavaliere era più morto che vivo, ed ebbe appena fiato di dirmi il suo nome, e d'invitarmi pel domani al suo castello di Belvedere, che sorgeva a tre miglia del luogo della scena. L'uomo che io trassi da quel pericolo era niente meno che il conte Roberto G. di Trento, un gran signore che possedeva dei beni in diverse parti del Tirolo. Tutti gli uomini sono eguali, e le loro vite hanno indistintamente il medesimo prezzo. Ciò è vero senza dubbio, e quello che io ho fatto pel signor conte e pel suo bel cavallo, l'avrei fatto egualmente per un carbonajo e per la sua povera mula.


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Tre racconti sentimentali
di Paolo Bettoni
Borroni e Scotti Milano
1855 pagine 106

   





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