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      Non dimenticherà però mai il condottiero quella massima di guerra, e di giustizia da Polibio al libro 5to riferita, cioè che "il diritto di guerra permette il giusto rigore di mandare le città, le case e gli uomini in distruzione, brevemente, di far tutto quanto possa il nemico ridurre nell'impossibilità di nuocere, ma che la sola rabbia, o demenza, possono portare a distruggere senza vantaggio."
      Egli è per altro d'uopo di convenire, che questa specie di giustizia prudenziale, potrà forse alcune volte, mandare qualche innocente al supplizio, o qualche imprudente, od indiscreto, il sagrifizio del quale, quantunque giusto, potrebb'essere risparmiato. Ma questo male riesce di pochissima entità in paragone, di quello, che, se un procedere contrario si tenesse, ridondare potrebbe. In qualunque altro genere di guerra, nel quale l'intiera libertà, e gli imperscrittibili diritti di una nazione non si avventurassero, sarebbe questo sistema, come barbaro, certamente da considerarsi. Ma quando cose tanto importanti, e sacre s'avventurano, cosa molto più barbara sarebbe di arrischiarle, per ostentare una moderazione inopportuna, e dannosa.
      Conosciamo, pur troppo, che le passioni degli esecutori di questo sistema, possono viziarlo. Ma quale umana istituzione è mai dal pericolo di corruzione, sceverata? In qual faccenda, quelle molle universali delle azioni degli uomini, non sono per avventura(204) intromesse? Per lo contrario; sarebbero forse liberi da quell'influenza, i più legali tribunali, quando loro si presentassero i rei di cui si tratta?


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Della guerra nazionale d'insurrezione per bande applicata all'Italia
di Carlo Bianco di St. Jorioz
1830 pagine 508

   





Polibio