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      Il professore Villemin nel 1865, inoculando sotto la pelle di conigli sani e robusti un po' di materia tubercolare tolta dall'uomo, vide che gli animali ammalavano e morivano di tubercolosi.
      La notizia di questo esperimento ebbe una eco immensa nel mondo scientifico; un'eco tanto più potente, in quanto che il suo risultato colpiva a morte la dottrina allora dominante.
      L'esperimento venne ripetuto in ogni parte del mondo, e dopo un periodo di risultati contradittorii, dovuti alla facilità con cui degli elementi perturbatori entrano nel ciclo dei fenomeni presentati dall'organismo inoculato, si venne ad una conclusione concorde: 1.° l'innesto di materie tubercolari in animali suscettibili di ammalare di tubercolosi, produce in questi la malattia; 2.° l'innesto di materie di natura non tubercolare non produce mai tubercolosi: 3.° l'innesto di alcuni materiali eliminati dal malato di tubercolosi, per esempio dello sputo nella tisi polmonare, produce tubercolosi(3).
      Ecco, adunque, che una controversia agitata calorosamente fra i medici, non dirò per secoli, ma per millenni, una controversia d'importanza capitale per l'umanità, perchè riguarda la difesa in una guerra continua, implacabile, che le costa ogni anno milioni di vittime, veniva risolta in modo indiscutibile da un facile esperimento fatto sugli animali.
      È il miglior argomento di meditazione che si possa raccomandare ai membri della Società contro la vivisezione, i quali, per amore degli animali, non vorrebbero che l'uomo si giovasse di questo mezzo indispensabile per conoscere sè stesso e difendere la propria vita.


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Contro la tubercolosi
di Giulio Bizzozero
Treves Milano
1899 pagine 134

   





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