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      Nè più bella è la prospettiva se il tisico povero è curato a casa sua, dove le condizioni di alloggio, di alimentazione e di assistenza medica sono peggiori che all'ospedale, e dove è libero di trasmettere il contagio alle persone della sua famiglia.
      È per l'appunto dall'osservazione quotidiana di codesti fatti che derivò la credenza comune, che la tisi sia malattia inguaribile, superiore a qualunque farmaco, a qualunque risorsa della medicina.
      Ebbene, i sanatorii possono dare quanto, non dico il povero, ma neppure l'ammalato ricco può trovare agevolmente a casa sua: ambiente eminentemente igienico, assistenza continua da parte di un personale intelligente ed istruito, severa regolarità di vita, tranquillità dello spirito, e, infine, benefica influenza morale esercitata dal medico direttore dello stabilimento, che fa vita in comune coi malati, e guadagnandosene la stima e l'affetto, infonde loro quell'energia morale, che è un ausiliario così prezioso nella lotta contro questa lenta, e penosa, e insidiosissima malattia.
      I felici risultati ottenuti dal dott. Brehmer nel sanatorio per malati agiati, istituito nel 1855 a Görbersdorf, in Slesia, e dal dottore Splengler nel sanatorio pure per agiati, aperto nel 1862 a Davos, in Isvizzera, mediante un metodo di cura fondato assai meno sulle medicine che sull'igiene, questi felici risultati, dico, hanno prodotto una rivoluzione nella cura della tubercolosi, e aperto uno spiraglio inatteso alle speranze di guarigione.
      Il dott. Brehmer nel suo sanatorio otteneva dal 24 al 26 per cento di guarigioni; e questa cifra consolante non si doveva tanto alla grande abilità del medico, quanto al sistema di cura da lui messo in opera.


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Contro la tubercolosi
di Giulio Bizzozero
Treves Milano
1899 pagine 134

   





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