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      Il merito d'aver aperto il presente periodo nella storia della tubercolosi spetta a Köster. Egli, in un lavoro pubblicato nel 1869(1), fece conoscere che nelle granulazioni fungose dell'artrite fungosa, delle ossa, delle guaine tendinee e delle borse mucose trovansi più o meno numerosi, e disseminati qua e là, dei noduli tubercolari. Per la diagnosi dei quali egli si appoggiava specialmente agli elementi giganteschi che già da Langhans eransi ritrovati così di frequente nei tubercoli. Un anno più tardi Schüppel(2) con una lunga serie di accurate osservazioni dimostrò, che i ben noti ingrossamenti caseosi delle ghiandole degli scrofolosi devonsi allo sviluppo di numerosi tubercoli nel parenchima delle ghiandole stesse, e che i tubercoli sono caratterizzati da cellule gigantesche e cellule epitelioidi in particolar modo disposte.
      Secondo questi risultati appariva già chiaro, che alcune delle più gravi alterazioni scrofolose si devono, non già ad una infiammazione semplice, ma a neoplasmi tubercolari.
      Queste idee ebbero una conferma in due lavori pubblicati più tardi. Nell'uno, di Friedländer(3), si riferiva che tanto il tessuto del lupus, quanto le granulazioni e il rivestimento cutaneo di ascessi scrofolosi subacuti o cronici contengono numerosi noduli in tutto identici nella struttura ai noduli tubercolari. Nell'altro, mio(4), si dava notizia di un caso di squisita scrofolosi, in cui numerose ulceri cutanee erano dovute allo sviluppo ed alla disaggregazione di minuti noduli tubercolari.


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Sui rapporti della tubercolosi con altre malattie
di Giulio Bizzozero
Vercellino
1874 pagine 30

   





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