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      Morto Sampiero, la guerra prosegue due anni, governata dal figlio, Alfonso; ma l'invasione genovese soverchia i nostri; e durante un mezzo secolo e più, esausta, disperata, derelitta, la Corsica agonizza sotto le calcagna dell'oligarchia estrania. Nella per fine, sollevasi, affronta i tiranni, e seco loro abbaruffasi. Il 7 settembre 1729, Pompiliani inizia la lotta a Poggio-di-Tavagna.
      Il 30 ottobre, Bustanico, comune del già cantone di Bozio, in oggi Sermano, l'imita. Preso per assalto il forte d'Aleria, messo a fil di spada il presidio, armatisi alle spalle del nemico, corrono gl'insorti ad assediar la Bastia. Pinelli, governatore genovese, la cui mala nominanza è divenuta proverbio in Corsica, tenta di far morire Pompiliani come Sampiero. Il suo nero tradimento non ha effetto, se non di cogliere alla sprovveduta il prode Filinghieri, luogotenente di Pompiliani, che, all'entrata della Bastia, con cinquanta compagni, vende a caro prezzo la vita. Dopo quel sanguinoso tranello, Pinelli domanda con istanzia una sospensione d'armi; Pompiliani, valoroso ma corrivo, glie l'accorda sconsideratamente; e poco tempo appresso, in sua vece è surrogato Ceccaldi, eletto Generale della Nazione.
      Quest'uomo dabbene, amante della patria, noto per replicate prove di bravura, modesto quanto meritevole, volle assolutamente gli fosse dato un collega; e scelse con singolare scaltrezza un degno compagno nello scabroso ufficio. Fu questi Giafferi, di cui Napoleone solea dire: che gli accorgimenti militari e le trionfate fazioni gli avean suggerito, ad esso Napoleone, il proposito essenziale della sua prima guerra d'Italia, compendiato così da lui: Affrettarsi d'adunare tutte le forze disponibili in un punto, per trovarsi, in tal punto, superiore al nemico più numeroso, ma spartito; e superarlo quivi, ed altrove, sempre con la stessa alacrità, e col medesimo convegno.


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La battaglia di Calenzana
di Pietro-Napoleone Bonaparte
1865 pagine 41

   





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