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      Ma il dolore ci muove non come un affetto del presente, bensì come un ricordo del tempo passato; prima che ci abbia inumidito il ciglio una lagrima, già ne consola la bocca un sorriso: cominciano con una strofa di Leopardi per finire con una stanza di Tassoni; e tanto in noi si manifesta la bontà della umana natura che troviamo ancora da sorridere quando e dove ad altri parrebbe non ci fosse più che da maledire; e dipingiamo il grottesco perchè altri non si abbia a spaventare dell'orrido. Questo è umorismo.
      E molto veduto, molto pianto, molto studiato ha certamente il Guerrazzi; non v'è cui siano ignoti i suoi dolori, le persecuzioni venutegli addosso dall'alto e dal basso, l'amarezza delle sue prigionie, l'ingratitudine partita d'onde manco sarebbesi creduto, in una parola l'aceto e il fiele offertogli a bere. E vanno famosi per lo mondo gli acerbi suoi sdegni e la fierezza delle sue rampogne e il nobile orgoglio della sua persona e l'alto disprezzo sopra i suoi nemici e l'impeto e la potenza della minacciata vendetta. Ma il soverchio rompe il coperchio, dice l'adagio volgare; e ogni cosa al mondo, quando ha tocca la sua cima, comincia la scesa dalla parte opposta alla salita. Così è dello umano sentire: giunto l'ultimo grado del dolore, i cuori ch'egli non ha spezzati innanzi tempo, allora cominciano a temperarsi filosofi e a battere più giustamente che non costumassero avanti. E vi sono de' casi nei quali veggendosi da chi è rimasto in senno uomini appiccare il fuoco alla casa e poi plaudire delle mani gongolando come se non fosse il fatto e il danno loro, ragion vuole che più non si dicano tristi, ma dementi; e allora è forza cessare le maledizioni e compatire, e sorridere sulle umane stoltezze e sulla cecità che si atteggia a chiaro-veggenza.


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Biografia e rivista critica delle opere di F.D. Guerrazzi
di Ferdinando Bosio
1869 pagine 96

   





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