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      Come al Boccaccio, mentr'era tuttavia in giovanissima età, visitando sovra i ridenti colli di Mergellina, abbelliti da perpetua verdura, la tomba di Virgilio, si destava forte amore per le lettere, così vogliono alcuni che Leonardo a quella vista si accendesse di amore per gli studi, ai quali più tardi sotto la direzione di Coluccio Salutati, che lo prese ad amare come figliuolo5, di Giovanni da Ravenna e di Emmanuele Grisolora, attese con infaticabile ardore.
     
      L'agitazione a cui era di que' tempi in preda l'impero d'Oriente avea ridotti in Italia molti letterati greci. Questi esuli illustri, come prezzo del nobile asilo loro accordato, presero ad istruire gl'Italiani nella loro lingua, e a rendere famigliari tra noi i capolavori dei loro poeti, dei loro oratori e filosofi, intorno ai quali molti di poi si affaccendarono. Chi attese a decifrarli, chi a riparare gli oltraggi che ad essi recato avea il tempo e l'incuria dei possessori, chi a correggere gli errori di cui la grossa ignoranza dei copisti gli aveva deturpati, chi a moltiplicarne gli esemplari manoscritti, chi a commentarli, chi a tradurli, spianando così ad altri la via per gustarne e coglierne le squisite ed immortali bellezze. Molti di costoro ripararono in Firenze, trattivi dalle istanze dei sapienti e dalle offerte generose che loro furono fatte perchè consentissero ad assumere il carico della pubblica istruzione. Era già in Firenze famosa la scuola di Giovanni da Ravenna, chiamato da Venezia nel 1397, stato nella sua giovinezza copista del Petrarca, col quale avea vissuto ben quindici anni, e che gli fu maestro, amico e guida negli studi della morale, dell'istoria e della poesia.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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