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      Sdegnata la repubblica del rifiuto del papa, si volse ai Veneziani, i quali temendo i pericoli a cui andrebbero incontro dove lasciassero crescere la potenza del duca, si strinsero con Firenze, che, animata e ringagliardita da sì potente alleata, spinse la guerra con tanto vigore, che in brevissimo tempo ridusse il Visconti in tanta estremità, che fu costretto ad implorare la mediazione del papa per ottenere una pace ad ogni costo. Il papa, che poc'anzi aveva rifiutato così duramente d'intromettersi per Firenze, fu costretto allora dalle difficoltà in cui versava il duca a pregare quel popolo che avea voluto umiliare e avvilire, perchè scendesse col suo amico a una qualunque composizione. A tale effetto mandò suo ambasciadore in Firenze Domenico Capranica, dove non si desiderando che pace, non ci fu bisogno di molti conforti per ottenerla30. Dovendo allora la repubblica mandare un ambasciadore al papa, deputò a ciò Leonardo Aretino, il quale insieme a Francesco Tornabuoni ai 30 di maggio del 1426 moveva alla volta di Roma. E pensatamente si fece cadere la scelta sopra Leonardo, come quegli che, per essere molto avanti nell'amore e nella estimazione del papa, era meglio adatto all'onorevole e delicata commissione. La quale egli adempì con tanta soddisfazione del governo, che questi non lasciò poi passare qualunque occasione se gli porse di onorarlo. Prima che l'anno spirasse ritornarono gli ambasciadori in Firenze, e Leonardo rappresentò la risoluzione del pontefice d'intromettersi per la pace, che poi fu conchiusa a Ferrara.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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