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      Ma le speranze di Poggio distrasse l'ostinazione del Bruni, il quale persisteva nell'esigere dall'avversario un'amplissima apologia, e per sottrarsi alle istanze continue degli amici abbandonava improvvisamente Roma. Non è a dire quanto una sì precipitosa partenza dolesse a Poggio; il quale immantinente gl'indirizzò queste gravi parole: "Rammentatevi che il distintivo di un animo grande non è il vendicare ma lo scordare le ingiurie, e che prevaler debbono ad ogni altra considerazione i doveri dell'amicizia. Parmi che diate troppo peso a certe frivolezze, che invece di prender sul serio, dovreste disprezzare, e ne acquistereste maggior lode34." E più tardi, in altra lettera, aggiungeva increscergli grandemente di vedere interrotta un'antica amicizia fondata sulla stima reciproca; e tanto più, sapendo che questa dissensione tornava poco onorevole alla fama di entrambi35. Ma in questo mezzo, venuto Francesco Barbaro in Firenze, si adoperò con tanta prudenza, che riuscì a vincere l'ostinazione dell'uno, acquetare dell'altro l'ardente sdegno; di maniera che egli si ricongiunsero nell'antico affetto, e ripresero l'interrotta dimestichezza. Di tale avvenimento molto si rallegrarono i loro comuni amici, e ne provò Poggio grandissima e inestimabile consolazione. Scrisse subito intorno a ciò una lettera a Leonardo, piena di nobili e generosi sensi, e che altamente onora l'animo suo. "Dimostrate, ei diceva, che fu questa non una riconciliazione, ma un rinnovamento d'amicizia. Non basta che gli odi vostri sieno estinti, ma deve ad essi succedere l'amore e la benevolenza.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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