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      Ond'è che tra le cure dello Stato e i prediletti studi passò in una tranquilla quiete gli ultimi anni di sua vita, amato e venerato sommamente da' concittadini suoi, che in lui ammiravano la bontà singolare dell'animo, l'ingegno eminente e le virtù che lo rendevano singolare dalla più parte. Morì ai 9 di marzo del 1444, come lo attesta un brano di lettera di Mariotto di Niccolò Gerini a Giovanni de' Medici40, ed una lettera di Alamanno Rinuccini allo stesso Giovanni de' Medici, pubblicata già dal Fabbroni nella Vita di Cosimo de' Medici, in cui della morte e delle qualità e virtù di Leonardo si discorre diffusamente41. L'avvicinarsi dell'ultima ora egli sostenne con forte animo e con serena fronte. A Mariotto Bencini, recatosi a visitarlo in quello che fu per lui l'ultimo giorno, e confortandolo a stare di buon animo, convenendosi la morte aspettare senza angoscia, dacchè una volta pur si doveano lasciare queste umane spoglie, con ferma voce rispose tal essere il comune destino dei mortali. Da quella lettera apparisce evidentemente che la sua morte non fu improvvisa, siccome afferma il Mazzuchelli, appoggiandosi a non so quali testimonianze.
     
      Così dopo una lunga e laboriosa vita, spesa tutta quanta negli studi e ne' pubblici ufficii, moriva Leonardo Aretino, uno de' più famosi e reputati uomini dell'età sua, quegli che più d'ogni altro si adoperò a dischiudere agli studiosi i tesori delle greche e delle latine lettere, delle quali egli ebbe l'intera conoscenza, e che efficacemente contribuì a promuoverne e a ristabilirne il culto e l'amore.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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