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      Aveva Leonardo nell'aspetto come nel portamento certa gravità, che inspirava ad un tempo amore e rispetto. Era umanissimo e piacevole, benchè di poche parole, e talvolta anche arguto; come quando volendo un tale, uomo non cattivo ma senza lettere, accompagnarlo, dicendogli che non voleva che andasse sì solo, rispose: Solo sarei io quando fussi teco45. Prendeva grande diletto nella conversazione dei dotti, facile ad accordare la sua stima e l'amor suo a tutti coloro che in qualche modo per virtù, valore e dottrina davano a conoscere che ben presto si alzerebbero sopra la volgare schiera.
     
      Gli furono fatte a spese del pubblico onorate e splendide esequie, alle quali intervennero con gran pompa i magistrati minori, gli ambasciadori esteri, e concorse il popolo in folla, tratto e dalla novità della cerimonia, e dalla fama e dalla venerata memoria delle virtù dell'estinto. Al quale con particolare segno di onore volle la città dimostrare in quale e quanta venerazione il tenesse, decretando che le sue mortali spoglie fossero pubblicamente d'una corona d'alloro decorate. Gli fu inoltre posta in sul petto, come monumento del suo patriottismo, la Storia Fiorentina, la più pregiata e onorevole fra tutte le sue fatiche. Giannozzo Manetti, gran retore, invitato a ciò dalla Signoria, disse le lodi dell'egregio uomo in una orazione, in cui la povertà e meschinità delle cose non è pur compensata dall'eleganza dello stile, che è poverissimo. Ribocca di sciocchezze, di puerilità e di miseri pensieri.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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