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      Il che venuto a sua cognizione, il giorno appresso essendo ragunati i Signori e i Collegi, e tenendosi pratica per mandare ad effetto la deliberazione presa, entrò nella sala e fece dire come, presente quel cittadino, volesse parlare alla Signoria. Poichè di farlo gli venne facilmente conceduto, indirizzò gravi e severe parole a quel cotale, che partito ch'egli fu dalla pratica era andato in sulla ringhiera a sparlare di lui, mentre non avea osato aprir bocca quand'egli era presente, e conchiuse: "Ma io mi volgerò al presente, con licenza delle VV. SS., a colui che m'ha biasimato, ch'è qui innanzi alle SS. VV. Quali sono i consigli che ha dati alla sua patria? quali frutti ha ella riportati? dove egli è andato ambasciadore? E sa bene che sono uomini di natura, che s'egli gli considerasse bene, egli non avrebbe biasimato di quegli che meritano lode e commendazione, d'avere consigliata la mia patria sanza odio o passione, come debbono essere li consigli de' buoni cittadini che amano le loro patrie51." Le franche e coraggiose parole di Leonardo ridussero quel cittadino in luogo che non ebbe ardimento di rispondergli, e non gli parve di aver fatto poco quando potè uscirgli delle mani. E tale era l'opinione che universalmente si avea dell'integrità e della schiettezza di Leonardo, che niuno avrebbe pur sospettato che dove fosse stato convinto di avere errato, non avesse l'error suo confessato ingenuamente e senza ritegno. E che tale veramente egli si fosse, lo diede chiaramente a conoscere in altra occasione, in cui tutta si parve


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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