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      Noi perciò non possiamo che essere severi a una politica egoista nel suo fine e poco scrupolosa ne' mezzi, che proponevasi di soffocare lo spirito pubblico, spegnere ogni vigore nell'animo dei cittadini, per condurli a preferire un ozio tranquillo a libertà faticosa.
     
      Il secolo degli eruditi e dei filologi, quell'epoca che corse dalla morte del Boccaccio a Lorenzo de' Medici, può considerarsi come una pausa, o un'interruzione che voglia dirsi, nel corso magnificamente iniziato delle lettere italiane; e gli scrittori che splenderono in quel periodo di quasi un secolo, ben si può dire che non appartengono alla letteratura italiana, conciossiachè intenti a coltivare esclusivamente le lingue e le lettere greche e latine, niun impulso diedero alle nostre lettere. Le quali insieme alla lingua decaddero allora interamente; e a tale decadenza precoce gli scrittori, secondo la diversità dei pensieri e delle opinioni, assegnano ragioni diverse. Gli studi presero una direzione del tutto opposta a quella in cui erano stati messi dai tre padri della nostra letteratura, e segnatamente dall'Alighieri: il che se più di bene o di male fu cagione, è cosa difficile a risolvere, e chi volesse in sì ardua questione decidere risolutamente, non andrebbe senza nota di temerità. Ad ogni modo, e' non bisogna credere che quella età e gli scrittori che maggiormente la illustrarono, non meritino alcuna considerazione; che anzi egli è mestieri studiare l'una e gli altri attentamente per conoscere quali frutti diede poi tutta quell'attività e operosità, e quali benefizi alle lettere e al sapere da esse derivarono.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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